...se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino...

Il mio modo di interagire con le persone è come un cantiere aperto: qua e là, da qualsiasi parte mi giri, qualche maceria spunta sempre. Alla
fine di una settimana movimentata e ricca di piacevoli incontri, sabato sono calati nella nostra città owfax e il mitico leppie, a trovare federigo. Mattinata passata in gentile compagnia al mercato, appuntamento con owfax e leppie all'inizio di via Garibaldi: prima di arrivare a Piazza Castello la mia comica incompetenza aveva già dato vari frutti (Palazzo Madama presentato - a dispetto dei cartelli - come Palazzo Reale, la Porta Palatina indicata come acquedotto, "però la chiamano Porta Romana"): fortuna che l'organizzatissimo leppie è dotato di guida con (quanto mai) preziose indicazioni storiche. Sotto la Mole, ricongiungimento con federigo, pranzo sotto i portici di via Po, ottimi agnolotti e cameriera burbera ("Ma siete davvero in cinque?"). I piemontesi, si sa, sono timidi, e quelli del nord più ancora: pur avendo percorso via Po in lungo e in largo in questi anni, la sosta più lunga era stata alle bancarelle dei libri usati; pranzare sulla strada, con la gente che passeggia a fianco, è davvero una cosa piacevole, che non avrei mai pensato di fare. Ma ancora non immaginavo cosa mi attendesse per la serata: raggiungiamo la compagnia, con l'amico Josh, al Pastis, locale in pieno Quadrilatero. "In questo quartiere, vivacissimo fino a notte fonda, la creatività si esprime in cucina come nella scenografia dei locali. È già un cult per designer e architetti (come lo è il proprietario-editore, Federico De Giuli) l'AB+, di fronte al Duomo [...] Atmosfere bohémienne e cucina dai sapori mediterranei al Pastis, sempre nel vivacissimo Quadrilatero Romano. Il locale, minuscolo, si allarga al dehors spalancato su piazza Emanuele Filiberto. Non distante, un anno fa, Ricky Tognazzi, Simona Izzo e alcuni soci torinesi hanno aperto Zafferano Café" (Il Corriere). "Io sto preparando una bellissima festa in omaggio al cattivo gusto. Ci ho messo quasi un anno ad organizzarla. Helmut Berger ha detto che viene direttamente in mutande. E poi sabato, sabato ci sarà la festa della mia separazione, per il mio divorzio." "Lei organizza sempre cosa di questo genere?" "Mah, il mio studio offre un po' di tutto: cocktail, cene d'affari, viaggi, ambientazioni, posso trovarvi un elefante bianco per una cena esotica, o un fotografo sorprendente per un matrimonio, o un watusso, per animare una serata mondana. Idee, creatività, atmosfere, contatti." (Caro diario). Non ero quindi mai stato al Quadrilatero, anche se scherzando Josh diceva talvolta che avremmo dovuto andarci, sederci ad uno di quei bar fighetti (cop. owfax), ordinare da bere. E guardare la gente, quale miglior occasione dunque? La mia avversità ai bar e ai luoghi di ritrovo in generale è ben nota alle persone che mi conoscono un po', e a maggior ragione lodevole la caparbietà con cui mi invitano. All'origine del mio fastidio c'è sicuramente una radicata timidezza che, nonostante cerchi di scrollarmi da tempo, qualche segno deve aver lasciato, se non altro nelle elucubrazioni che la sostengono. Intanto, come ho subito spiegato al povero leppie, mi sfugge come delle persone possano trovare piacevole passare del tempo tutte ammassate in un luogo, assise a tavolini dopo aver ordinato da bere. Chiaramente all'origine di questo comportamento dev'esserci la necessità di incontrare ragazze; in un però malinteso tentativo, a mio parere, dato che in quelle condizioni è come visitare la concessionaria di un'auto, e poi il sabato dopo visitare un'altra concessionaria, e così via; parlare è quasi impossibile, fare conoscenza poi... in quei frangenti, considerazioni di questo genere mi demotivano facilmente, e la finzione (dei discorsi, delle forme) mi appare in tutta la sua vacuità. Quando mi lascio andare a questa filosofia di quart'ordine, concludo invariabilmente che la nostra cultura ha sviluppato dei modelli di incontro inadeguati, e che se sono questi, a me paiono proprio sbagliati. Chi è uomo di mondo sorriderà di questa mia inadeguatezza; anche se io faccio veramente fatica a capire. Alla fine, però, l'esperimento non è stato affatto inutile: dal mio punto di vista la cosa più interessante, essendo le ragazze troppo lontane e anche senza questo difficilmente raggiungibili, è stata osservare owfax, il suo scanzonato divertimento: è la via d'uscita praticabile, il giorno in cui tornerò in quei luoghi. Dovrei tornarci molte e molte volte, però, per abituarmi. E' innegabile che anch'io senta la necessità di conoscere ragazze, solo non riesco a farmi piacere questa modalità, e inseguo e fantastico di modi diversi, migliori. Considerazioni mie, che nulla hanno a che vedere con le persone che erano con me, che ringrazio per avermi dato l'occasione (irrinunciabile, nel senso che non potevo tirarmi indietro) di vedere la Torino notturna. Restano il grande piacere di aver trovato in leppie proprio la persona che mi aspettavo leggendo il suo blog, e in federigo un amante di Shostakovich capace di citare a memoria esempi notevoli di disgrafia. (Bruckner, Sinfonia n.7, Berliner Philharmoniker, Sergiu Celibidache; foto: muschio a Rhemes, la scorsa estate)