Quando il bambino era bambino...
...se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino...
Tuesday, November 29, 2005

A volte bastano un paio di telefonate e una mail arrivate al momento giusto, per farmi risollevare dai miei pensieri, vedere il bicchiere mezzo pieno, e farmi tornare, leggero, il sorriso. Ascoltare Brad Mehldau dal vivo a Tokyo che reinterpreta Paranoid Android dei Radiohead, aiuta.
Saturday, November 26, 2005
Chissà perchè va sempre a finire così, un'amica mi telefona, mi racconta che stasera va a ballare, mi dice che devo comperarmi il vestito per la laurea, che non posso andare in maglione, e io so solo tirare fuori la mia disillusione e la mia inadeguatezza a queste cose. Dovrò adattarmi, giacca e cravatta, sennò come posso anche pensare di sostenere dei colloqui. Mi fa l'esempio di un'altra ragazza laureatasi da poco, che era in tailleur sia alla discussione che alla proclamazione. Un modello da seguire... di finzione. A me queste cose fanno solo ridere, sugli altri, e tutt'al più mi imbarazzano. Ma in che modo sono diventato così estraneo alla realtà che mi circonda? So solo che non me ne frega più niente e andrei a fare volentieri un lavoro semplice semplice, tanto più che sono sempre più persuaso che reiscrivermi all'università sia stato un errore, per come sono fatto. Allontano progressivamente da me le persone che si sono interessate quando mostravo qualche ottimismo. (oddio, adesso sembro quel personaggio de "La messa è finita" di Nanni Moretti che convocava gli amici per dirgli che non voleva più vederli ...poi finisco sempre per fare il melodrammatico. vado a rileggere la tesi, vah... ;) (Schubert, Sonata D894, Volodos)
Friday, November 25, 2005

L'altro giorno era quasi il tramonto, e a quell'ora c'è sempre una bella luce, che si posa sulla pelle con dolcezza. E i colori dell'autunno diventano cosi' caldi, e a me viene in mente un Lied di Schubert su una poesia di Goethe, An den Mond (Alla luna), che inizia con una melodia semplice semplice, su quell'accompagnamento cadenzato, ma un po' timido, e con le parole "Füllest wieder Busch und Tal...", "Ancora ricolmi bosco e valle, quieta, d’argenteo splendore, ancora una volta sciogli infine tutta l’anima mia", e poi il canto si spiega, si distende, come la luna sul paesaggio tutt'intorno, "spandi su questa mia terra pacificante il tuo sguardo, come l’occhio dell’amico dolce sul mio destino". E poi riprende la prima parte cadenzata, "Il mio cuore sente ogni eco del tempo lieto e triste, procedo tra gioia e dolore nella solitudine. Scorri, scorri, caro fiume! Mai più sarò lieto, così svanì scherzo e bacio e così la fedeltà.", ecco, quando il canto si distende per la seconda volta, sulle parole "Fließe, fließe, lieber Fluß!", che dolcezza! lo so che è un Lied notturno, ma per me questa musica, quel rivolgersi al fiume, ha lo stesso calore, la stessa cordialità della luce autunnale. E' come stare tra amici una sera d'estate. (http://snipurl.com/k6oq, http://snipurl.com/index.php)
Sunday, November 20, 2005

Ho appena realizzato che tra me e il pianoforte c'è il tempo di laurearmi e trovare un'occupazione retribuita.
Wednesday, November 16, 2005

Ieri sera, per vincere la stanchezza, ascoltavo il suo concerto alla Scala. Stasera, ho provato con il concerto di Vienna, che non mi è mai andato particolarmente giù, e alla fine tocca sempre a lui. Nove mesi prima che nascessi, giorno più, giorno meno, Keith Jarrett improvvisava al pianoforte, un concerto all'Opera di Colonia. In cuffia, quel suono è come lame, fa quasi male. Ho visto, qualche giorno fa, una puntata del programma Sfide di raitre, dedicata a Marco Pantani. Ricostruisce gli ultimi giorni in quella Rimini invernale, con il volto triste di Piotre Ugrumov, che abitava lì vicino. Il freddo racconto dei carabinieri che hanno trovato il corpo, poi dell'ispettore capo, che parla in modo più umano. La scena, straziante, della madre che manda via sdegnata i fotografi dalla camera ardente. L'emozione è fortissima. E poi le parole del suo primo, anziano direttore sportivo, inquadrato in primo piano, in una luce soffusa, sottovoce, io faccio fatica ancora adesso a credere che lui sia morto. E parte il Concerto di Colonia, una bandana nera stesa tra le mani, Pantani in gara che tocca l'obbiettivo. All'uscita della bara la gente applaude, e a me viene un groppo alla gola. Diciamo pure gli occhi lucidi, vah.
Monday, November 14, 2005
Adoro camminare sul lungoPo...

e poi quando compaiono dal nulla questi colori,

come quell'albero giallo che sembrava nascondersi

e le macchie di colore delle foglie per terra...
Sunday, November 13, 2005
Venerdì ho dato l'ultimo esame, lunedì consegno il libretto. In situazioni di grande coinvolgimento emotivo il nostro cervello apprende più facilmente, e chiunque sia stato studente universitario conosce la sensazione di liberazione quando il docente segna infine il voto. Ovvio che poi, ripercorrendo quelle pagine e quelle firme, affiorino i ricordi. Una delle conseguenze della lunghezza del periodo universitario, dell'investimento (emotivo, economico) sul futuro, è la distorsione che ci porta ad attribuire importanza a questi simboli, dal "libretto" al "docente". In questo mondo simbolico, false convinzioni sulla necessità di una festa di laurea, sull'importanza del vestito in quel giorno, spesso descritto come "il giorno più bello della mia vita", trovano terreno fertile. Come se fosse un traguardo, come se avesse una qualche importanza, la laurea, quando invece non hai ancora raggiunto nulla, e non vedo ragione di festeggiare. Quali siano le cose per cui ne valga la pena, d'altronde, non mi è ancora chiaro. Una gioia intima che provo talvolta, potrebbe essere lo spunto, abbandonarmici. Una cosa del genere non è facilmente programmabile, ma tanto i miei festeggiamenti sarebbero intimi, personali. Anche per questo, una festa imposta dalle condizioni mi sembra solo ridicola. Cosa poi valga la pena veramente di festeggiare, per me, è difficile da dire. Incontrare una persona che non vedo da tempo, ad esempio. Una soddisfazione personale, ma cosa potrei far rientrare in questa categoria? Faccio fatica a immaginarlo. Eppure, da alcune cose non posso proprio esimermi. Dovrò comprarmi un bel vestito, giacca e cravatta pare, agghindarmi per l'ultimo atto della farsa. Spero che vengano poche persone, e appena finito di potermene andare a passeggiare da solo, evitando i falsi convenevoli del rinfresco. Tra un mese mi laureo, e va tutto bene.
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