Quando il bambino era bambino...

...se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino...

Monday, June 05, 2006

 
Il mio modo di interagire con le persone è come un cantiere aperto: qua e là, da qualsiasi parte mi giri, qualche maceria spunta sempre. Alla fine di una settimana movimentata e ricca di piacevoli incontri, sabato sono calati nella nostra città owfax e il mitico leppie, a trovare federigo. Mattinata passata in gentile compagnia al mercato, appuntamento con owfax e leppie all'inizio di via Garibaldi: prima di arrivare a Piazza Castello la mia comica incompetenza aveva già dato vari frutti (Palazzo Madama presentato - a dispetto dei cartelli - come Palazzo Reale, la Porta Palatina indicata come acquedotto, "però la chiamano Porta Romana"): fortuna che l'organizzatissimo leppie è dotato di guida con (quanto mai) preziose indicazioni storiche. Sotto la Mole, ricongiungimento con federigo, pranzo sotto i portici di via Po, ottimi agnolotti e cameriera burbera ("Ma siete davvero in cinque?"). I piemontesi, si sa, sono timidi, e quelli del nord più ancora: pur avendo percorso via Po in lungo e in largo in questi anni, la sosta più lunga era stata alle bancarelle dei libri usati; pranzare sulla strada, con la gente che passeggia a fianco, è davvero una cosa piacevole, che non avrei mai pensato di fare. Ma ancora non immaginavo cosa mi attendesse per la serata: raggiungiamo la compagnia, con l'amico Josh, al Pastis, locale in pieno Quadrilatero. "In questo quartiere, vivacissimo fino a notte fonda, la creatività si esprime in cucina come nella scenografia dei locali. È già un cult per designer e architetti (come lo è il proprietario-editore, Federico De Giuli) l'AB+, di fronte al Duomo [...] Atmosfere bohémienne e cucina dai sapori mediterranei al Pastis, sempre nel vivacissimo Quadrilatero Romano. Il locale, minuscolo, si allarga al dehors spalancato su piazza Emanuele Filiberto. Non distante, un anno fa, Ricky Tognazzi, Simona Izzo e alcuni soci torinesi hanno aperto Zafferano Café" (Il Corriere). "Io sto preparando una bellissima festa in omaggio al cattivo gusto. Ci ho messo quasi un anno ad organizzarla. Helmut Berger ha detto che viene direttamente in mutande. E poi sabato, sabato ci sarà la festa della mia separazione, per il mio divorzio." "Lei organizza sempre cosa di questo genere?" "Mah, il mio studio offre un po' di tutto: cocktail, cene d'affari, viaggi, ambientazioni, posso trovarvi un elefante bianco per una cena esotica, o un fotografo sorprendente per un matrimonio, o un watusso, per animare una serata mondana. Idee, creatività, atmosfere, contatti." (Caro diario). Non ero quindi mai stato al Quadrilatero, anche se scherzando Josh diceva talvolta che avremmo dovuto andarci, sederci ad uno di quei bar fighetti (cop. owfax), ordinare da bere. E guardare la gente, quale miglior occasione dunque? La mia avversità ai bar e ai luoghi di ritrovo in generale è ben nota alle persone che mi conoscono un po', e a maggior ragione lodevole la caparbietà con cui mi invitano. All'origine del mio fastidio c'è sicuramente una radicata timidezza che, nonostante cerchi di scrollarmi da tempo, qualche segno deve aver lasciato, se non altro nelle elucubrazioni che la sostengono. Intanto, come ho subito spiegato al povero leppie, mi sfugge come delle persone possano trovare piacevole passare del tempo tutte ammassate in un luogo, assise a tavolini dopo aver ordinato da bere. Chiaramente all'origine di questo comportamento dev'esserci la necessità di incontrare ragazze; in un però malinteso tentativo, a mio parere, dato che in quelle condizioni è come visitare la concessionaria di un'auto, e poi il sabato dopo visitare un'altra concessionaria, e così via; parlare è quasi impossibile, fare conoscenza poi... in quei frangenti, considerazioni di questo genere mi demotivano facilmente, e la finzione (dei discorsi, delle forme) mi appare in tutta la sua vacuità. Quando mi lascio andare a questa filosofia di quart'ordine, concludo invariabilmente che la nostra cultura ha sviluppato dei modelli di incontro inadeguati, e che se sono questi, a me paiono proprio sbagliati. Chi è uomo di mondo sorriderà di questa mia inadeguatezza; anche se io faccio veramente fatica a capire. Alla fine, però, l'esperimento non è stato affatto inutile: dal mio punto di vista la cosa più interessante, essendo le ragazze troppo lontane e anche senza questo difficilmente raggiungibili, è stata osservare owfax, il suo scanzonato divertimento: è la via d'uscita praticabile, il giorno in cui tornerò in quei luoghi. Dovrei tornarci molte e molte volte, però, per abituarmi. E' innegabile che anch'io senta la necessità di conoscere ragazze, solo non riesco a farmi piacere questa modalità, e inseguo e fantastico di modi diversi, migliori. Considerazioni mie, che nulla hanno a che vedere con le persone che erano con me, che ringrazio per avermi dato l'occasione (irrinunciabile, nel senso che non potevo tirarmi indietro) di vedere la Torino notturna. Restano il grande piacere di aver trovato in leppie proprio la persona che mi aspettavo leggendo il suo blog, e in federigo un amante di Shostakovich capace di citare a memoria esempi notevoli di disgrafia. (Bruckner, Sinfonia n.7, Berliner Philharmoniker, Sergiu Celibidache; foto: muschio a Rhemes, la scorsa estate)

Comments:
Tu non hai idea né di cosa sia un bar fighetto né cosa sia un luogo affollato...
 
Ti credo. Mi scuso per la sgradevolezza di quello che ho scritto, sabato è stata una bella giornata e anzi la vostra presenza è stata la scusa per andare in un posto in cui sapevo di non trovarmi a mio agio. Farà un po' ridere sta cosa, ma ci sono semplici convenzioni che per me sono conquiste relativamente recenti; altre, invece, sono ancora lontane. Parlandone, cerco di capire in cosa faccio più resistenza.
 
Ieri guardavo "Se mi lasci ti cancello" e pensavo che ti piacerebbe tantissimo anche se (dico...anche se) è piaciuto tantissimo a me...;)

Concordo con te sui bar fighetti. Anch'io io odio questi incontri vuoti in cui andare a bere (e cuccare) è l'unico scopo della serata. Poi penso che però sono io che ho (sempre) avuto qualcosa che non andava perchè la maggior parte di uomini e donne la pensano così, credo.
E così io finisco a cercare occasioni culturali con la speranza di incontrarvi uomini interessanti...e poi finisce come l'altra sera che quando qualcuno mi interessa davvero mi dicono che si è "appena" impegnato. Ecco.
E gli amici cari a dire che sono la solita sfigata.

:( sob...

(...ho bisogno di un corso di tai chi...;)
 
La mia (graduale, per carità!) discesa dalla torre d'avorio è necessaria e improrogabile, trent'anni lassù sono già una discreta fetta di esistenza. Cuccare in sé è cosa buona e giusta, ma è anche un evento estremamente dispendioso: bisogna cercare di ridurre i tempi morti, un modo è aumentare il campione di conoscenze. Se aspetti sempre gli eventi culturali per conoscere persone, finirai per incontrare altra gente come me :) dunque, essendo quest'apertura alle abitudini moderne un passaggio inevitabile, una possibile interpretazione è quella dei compagni di ventura di sabato sera, appunto. Ciònonostante permane in me un qualche scetticismo :)
 
Ma non voleva essere un rimprovero, solo un avvertimento.

Se qualcuno ti invita in un bar affollato o fighetto sappi che non è quello di sabato sera, che anzi mi pareva un posto tranquillo (a parte il fatto che c'è toccato stare dentro...)

E comunque è piacevole passare una serata con degli amici in un locale, a chiacchierare. Senza che si debba necessariamente passare il tempo a broccolare...
 
Mah, quello era un pub fighetto, forse, ma meno di altri: i prezzi erano troppo bassi! Quanto al cuccare, uscire solo con questo scopo sarebbe troppo triste, e credo che solo una delle persone presenti quella sera avesse quell'obiettivo. E non era Fuffo! ;)
 
leppie: possiamo chiamarlo "locale di tendenza"? Passare il tempo a chiacchierare è una di quelle conquiste recenti, chiacchierare in un locale è ancora da risolvere... colpa anche di un'adolescenza solitaria, immagino. Razionalmente comprendo; istintivamente rifuggo... (e la pulsione di fuga è molto forte!)

federico: :-))) sui prezzi non so dirti: io e Josh siamo entrati, ci siamo seduti, e dopo un po' ce ne siamo andati :D (hai un senso dell'umorismo davvero notevole)
 
Il commento di Leppie mi pare ottimo: quello non era un vero bar fuighetto, psecie l'interno dove siamo stati noi.
Moeck: scusa, perche' vuoti ? Si puo' benissimo sorseggiare uno shirley temple e parlare dell'apologia di socrate o di rohmer o di croce o di flaiano. Anzi, non ci giurerei su flaiano, ma sono quasi sicuro che Arbasino, ai tempi del bar rosati, beveva molti shirley temple... Se si ha qualcosa da dire, la si puo' dire ovunque, anche nei bar + o - fighetti oppure, per converso,
nelle bettole piu' malfamate (pasolini docet, per non parlare di de andre').
LA cultura mica ha bisogno di "svolgersi" solo in luoghi deputati...
Fede: eh eh eh ;-D
 
Vogliamo Misterdaffi uomo di mondo! Tutto birra e mondiali e è uno scandalo che sulla fascia sinistra etc etc, guarda che così si tromba una cifra! Socrate fa capire, ma non fa trombare. Che scegli? ;)
 
Owfax: ehi, non volevo assolutamente passare per quella colta...anzi, se ci provassi non ingannerei nessuno...;)
sono io che per certo non so interagire (prendo in prestito questo verbo da mr duffy) con gli uomini (e con le persone in generale) in certe situazioni, ad esempio nei bar affollati dove si conoscono poche persone.
qui mi scatta qualcosa dentro che mi fa sentire inadeguata e molto frivola e mi sembra che conti soprattutto l'apparenza (dove io sono piuttosto carente. ma mi hai vista, no?...;)
comunque un caro abbraccio a te!!!
 
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