Quando il bambino era bambino...

...se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino...

Thursday, December 22, 2005

 
Oggi sono stato ad un colloquio. Subito dopo sono passato alla fnac, e mentre uscivo, con il mio bel vestito e con le mie borse-della-fnac, pensavo che presto sarei finalmente potuto uscire di lì con cd pagati con soldi miei. Quasi quasi, mi vedevo prendere posto nell'orda di persone che mi stavano attorno, con i loro bei cappotti e guanti e sacchetti-della-fnac pieni di regali, le guardie all'entrata, la moquette (Caro diario...)... dopo anni in cui ho sempre speso soldi altrui, finalmente... poi non mi hanno preso, e non c'è da farne una tragedia perchè è il primo colloquio, ne seguiranno tanti. Però mi è un po' passata la poesia, la sensazione di appartenenza a quel mondo. Per non dire che provo un vero e proprio rigetto verso i colloqui, verso questa società che ha evoluto questi metodi di valutazione. Ma questo era in preventivo, sapevo che il dopolaurea sarebbe stato non facile da mandare giù. E' solo che ora sono teso tutti i giorni, devo abituarmi :) A dire la verità, recentemente ho proprio il dubbio che valutare una persona in base ai risultati, che è la base della nostra scuola, sia sbagliato. Forse, purtroppo, è necessario al bene comune, ma è un punto di vista che condivido sempre meno. Inoltre, sempre meno mi attrae un lavoro scientifico, un lavoro intellettuale; non riesco più a riconoscergli un valore. Se io fossi un musicista, un pianista, suonare avrebbe indubbiamente un valore intrinseco. Posso spingermi fino a concedere un valore simile all'educazione. Ma il mondo ormai gira in modo che parte delle persone sviluppano una serie di servizi (le reti informatiche, la tecnologia, la sanità) e ne assicurano il mantenimento; e un'altra parte (la persona comune) ne "gode" i benefici. Io, a questo punto, non riesco più ad attribuire una maggior importanza alla prima categoria. Non vedo, nel fare quel genere di lavoro, nè un fascino particolare, né (per dire) la possibilità di influire sullo sviluppo, nè, più terra terra, vantaggi economici. A parità di ore di lavoro, di fatica nell'alzarsi la mattina, di guadagno mensile, io mi chiedo perchè dovrei dedicarmi piuttosto ad un'attività intellettualmente faticosa, stressante, piena di incognite, con un profilo "alto" e che richiede quindi capacità non comuni nell'affrontare e risolvere i problemi, quando non vedo nessuna attrattiva in tutto questo, preferirei anzi "godermi" il lavoro "fisico", e alla fine della giornata dedicarmi alla musica. C'è anche da considerare che vivo male questo confronto intellettuale, dal momento che nonostante abbia "raggiunto" la laurea, mi sento inadeguato, non all'altezza delle attese, come se l'avessi usurpata, e temo che ad ogni momento mi si possa smascherare (c'è un racconto di Kafka che rende molto bene questa sensazione). Vorrei poterla nascondere e dire; facciamo finta che non l'ho mai presa. Tutto questo però somiglia alle sensazioni che provavo quando facevo medicina. E lì non è andata a finire molto bene. Sono contento, invece, di aver trovato in una piccola libreria che frequento con piacere, il volume degli Oscar Mondadori che raccoglie i principali lavori per teatro di Cechov. Per Natale voglio andare a trovare una mia vicina ormai ottantenne, nella cui grande biblioteca ho cresciuto la mia adolescenza solitaria. La sua curiosità è ancora vivissima, e quando sono andata a trovarla qualche anno fa avevamo parlato del Giardino dei ciliegi, che non conosceva. Sono contento che sia arrivata a vedermi laureato, chissà se riuscirò a farle scoprire il teatro di Cechov.

Comments:
non posso non riportare la risposta via mail di Owfax :))

"io NOIN credo proprioc he buttare nel cesso una laurea in un cdl scientifico sia una cosa sensata.
e non ti vedo per nulla a fare il fattore o l'elettrauto.
se io fossi unod ei miei antenati latifondisti e tu fossi il mezzadro averei continuo timore per le mie mucche a te affidate, per le messi e per la fattoria :(
verrei ogni giorno a cavallo per ispezionare e per frustarti (il martello none ra ancora ina uge presso la mia famiglia. e' uan innovazione che ho portato io)"
 
Hai riportato la sua risposta conservando fedelmente la sua anortografia cosi` inconfondibile. Dovresti fare il filologo! ;-))))
 
Ralph: rotfl :-)
Daffy: come vedi anche il mitico Ralph dalle lontane americhe ti consiglia un lavoro di tipo intelelttuale.
scherzi a parte, questo tuo buttarti giu' ad ogni minima difficolta' della vita, unito ad una pelese fuga dalla realta', mi preoccupa moltissimo :(
si fuga, perche' la tua rappresentazione del lavoro inteleltutale e' tanto lontano dal vero mondo quanto lo e' la tua idealizzazione del lavoro manuale !
A proposito, non sono per nulla soddisfatto del raccolto di lampascioni del mio feudo di cerignola !
 
lampascioni ? uoz lampascioni ?
 
Ma quale fuga dalla realtà! Daffi, qui in mezzo, è il più realista. Il miglior lavoro sarebbe il benzinaro, se non fosse per le multinazionali infami. Misterda', ce ne andiamo a fare i metanari? Quelli che stanno alle pompe di metano. Hai mai letto Bukowski?
 
Zeuse: benzinaro non è molto salutare però; Bukovski l'ho letto da giovane, ma non ricordo dei metanari. Grazie per la solidarietà! Non piacciono neanche a me le multinazionali, ma sto bussando alle loro porte e se una di loro mi assumerà dovrò anche essere contento. Spero mi saluterai ugualmente, nel caso.

Blondi: credo siano cipolle :)

Andrea (Ralph??): quando si tratta di conservare documenti, per la verità, faccio cose da far impallidire i filologi... l'amico Josh spera sempre che mi si rompa l'hardisk per mostrarmi quanto sia vano conservare tutte le mail (per un po' ho anche trascritto gli sms, poi mi sono dato per vinto).

Owfax: Forse dovrei vivere, e quando avrò un po' di esperienza, dei fatti, tornare a confrontarmi. Così, raccontati nel loro divenire, capisco che i miei pensieri possano sembrare immaturi. Non piacciono neanche a me, ma è quello che ho.

Buon Natale a tutti.
 
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