Oggi sono stato ad un colloquio. Subito dopo sono passato alla fnac, e mentre uscivo, con il mio bel vestito e con le mie borse-della-fnac, pensavo che presto sarei finalmente potuto uscire di lì con cd pagati con soldi miei. Quasi quasi, mi vedevo prendere posto nell'orda di persone che mi stavano attorno, con i loro bei cappotti e guanti e sacchetti-della-fnac pieni di regali, le guardie all'entrata, la moquette (Caro diario...)... dopo anni in cui ho sempre speso soldi altrui, finalmente... poi non mi hanno preso, e non c'è da farne una tragedia perchè è il primo colloquio, ne seguiranno tanti. Però mi è un po' passata la poesia, la sensazione di appartenenza a quel mondo. Per non dire che provo un vero e proprio rigetto verso i colloqui, verso questa società che ha evoluto questi metodi di valutazione. Ma questo era in preventivo, sapevo che il dopolaurea sarebbe stato non facile da mandare giù. E' solo che ora sono teso tutti i giorni, devo abituarmi :) A dire la verità, recentemente ho proprio il dubbio che valutare una persona in base ai risultati, che è la base della nostra scuola, sia sbagliato. Forse, purtroppo, è necessario al bene comune, ma è un punto di vista che condivido sempre meno. Inoltre, sempre meno mi attrae un lavoro scientifico, un lavoro intellettuale; non riesco più a riconoscergli un valore. Se io fossi un musicista, un pianista, suonare avrebbe indubbiamente un valore intrinseco. Posso spingermi fino a concedere un valore simile all'educazione. Ma il mondo ormai gira in modo che parte delle persone sviluppano una serie di servizi (le reti informatiche, la tecnologia, la sanità) e ne assicurano il mantenimento; e un'altra parte (la persona comune) ne "gode" i benefici. Io, a questo punto, non riesco più ad attribuire una maggior importanza alla prima categoria. Non vedo, nel fare quel genere di lavoro, nè un fascino particolare, né (per dire) la possibilità di influire sullo sviluppo, nè, più terra terra, vantaggi economici. A parità di ore di lavoro, di fatica nell'alzarsi la mattina, di guadagno mensile, io mi chiedo perchè dovrei dedicarmi piuttosto ad un'attività intellettualmente faticosa, stressante, piena di incognite, con un profilo "alto" e che richiede quindi capacità non comuni nell'affrontare e risolvere i problemi, quando non vedo nessuna attrattiva in tutto questo, preferirei anzi "godermi" il lavoro "fisico", e alla fine della giornata dedicarmi alla musica. C'è anche da considerare che vivo male questo confronto intellettuale, dal momento che nonostante abbia "raggiunto" la laurea, mi sento inadeguato, non all'altezza delle attese, come se l'avessi usurpata, e temo che ad ogni momento mi si possa smascherare (c'è un racconto di Kafka che rende molto bene questa sensazione). Vorrei poterla nascondere e dire; facciamo finta che non l'ho mai presa. Tutto questo però somiglia alle sensazioni che provavo quando facevo medicina. E lì non è andata a finire molto bene. Sono contento, invece, di aver trovato in una piccola libreria che frequento con piacere, il volume degli Oscar Mondadori che raccoglie i principali lavori per teatro di Cechov. Per Natale voglio andare a trovare una mia vicina ormai ottantenne, nella cui grande biblioteca ho cresciuto la mia adolescenza solitaria. La sua curiosità è ancora vivissima, e quando sono andata a trovarla qualche anno fa avevamo parlato del Giardino dei ciliegi, che non conosceva. Sono contento che sia arrivata a vedermi laureato, chissà se riuscirò a farle scoprire il teatro di Cechov.November 2005 December 2005 January 2006 February 2006 March 2006 April 2006 May 2006 June 2006 August 2006 September 2006 October 2006 January 2007 October 2007 December 2007 March 2008 October 2008