...se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino...
Venerdì ho dato l'ultimo esame, lunedì consegno il libretto. In situazioni di grande coinvolgimento emotivo il nostro cervello apprende più facilmente, e chiunque sia stato studente universitario conosce la sensazione di liberazione quando il docente segna infine il voto. Ovvio che poi, ripercorrendo quelle pagine e quelle firme, affiorino i ricordi. Una delle conseguenze della lunghezza del periodo universitario, dell'investimento (emotivo, economico) sul futuro, è la distorsione che ci porta ad attribuire importanza a questi simboli, dal "libretto" al "docente". In questo mondo simbolico, false convinzioni sulla necessità di una festa di laurea, sull'importanza del vestito in quel giorno, spesso descritto come "il giorno più bello della mia vita", trovano terreno fertile. Come se fosse un traguardo, come se avesse una qualche importanza, la laurea, quando invece non hai ancora raggiunto nulla, e non vedo ragione di festeggiare. Quali siano le cose per cui ne valga la pena, d'altronde, non mi è ancora chiaro. Una gioia intima che provo talvolta, potrebbe essere lo spunto, abbandonarmici. Una cosa del genere non è facilmente programmabile, ma tanto i miei festeggiamenti sarebbero intimi, personali. Anche per questo, una festa imposta dalle condizioni mi sembra solo ridicola. Cosa poi valga la pena veramente di festeggiare, per me, è difficile da dire. Incontrare una persona che non vedo da tempo, ad esempio. Una soddisfazione personale, ma cosa potrei far rientrare in questa categoria? Faccio fatica a immaginarlo. Eppure, da alcune cose non posso proprio esimermi. Dovrò comprarmi un bel vestito, giacca e cravatta pare, agghindarmi per l'ultimo atto della farsa. Spero che vengano poche persone, e appena finito di potermene andare a passeggiare da solo, evitando i falsi convenevoli del rinfresco. Tra un mese mi laureo, e va tutto bene.