Non sono ancora abbastanza a mio agio alla guida, sbaglio strada, ci metto il doppio del tempo, al ritorno due temerari in vespa mi accompagnano per svariati chilometri, per poi superarmi. Cerco di aumentare l'andatura e mi sento meno sicuro con la tenuta di strada, ma per lo meno i lunghi rettilinei scorrono più veloci e riesco a rilassarmi un po'. Dopo Fossano sbaglio di nuovo strada, è buio, la strada è stretta, incrocio due volte un tir e quasi mi devo fermare per lasciarlo passare. Il tramonto sul Monviso è bellissimo. Alla fine, quando intravedo le luci della collina torinese, mi rassereno. Sto ancora pensando al pomeriggio, arrivato a casa di Sarrasani in abbondante ritardo, sudato, lì è montagna e fa freddo. Mi cambio subito e metto una maglia. Il maestro mi fa sedere in giardino, davanti all'acero giapponese, apre le finestre e mette su la sua ultima fatica, la trascrizione lisztiana per pianoforte solo di "Auf Flugeln des Gesanges" ("Sulle ali del canto") di Mendelssohn. Sono ancora sudato, ho freddo e mi pare un'idea bizzarra, ma la musica è così bella, dopo un momento mi siedo e ascolto. Il suono del pianoforte è caldo, la musica è lenta e cullante, di fronte a me le montagne inondate di sole. Solo i grilli si sovrappongono alla musica, una leggera brezza, e l'aria fresca, mi rilasso sulla sedia e anche il mio corpo inizia a percepire un po' di tepore. "Là c'è un giardino fiorito di rosso, nel tacito chiaro di luna, i fiori di loto aspettano la loro fedele sorella." Stiamo scherzando, il maestro è insoddisfatto dell'esecuzione, ma ad un certo punto nessuno dice più nulla, la musica è così bella, il paesaggio tutt'intorno così perfetto, che nessuno ha più voglia di parlare, ascoltiamo e basta, e alla fine il mio cuore è colmo di gioia e di gratitudine. "Là vogliamo distenderci sotto la palma, e gustare amore e pace, e sognare sogni beati." Chiedo di riascoltarlo, intanto però accendo la fotocamera, e il miracolo avviene di nuovo. Io per primo vivo male questo mio bisogno di registrare tutto, mi spiace anche solo pensare che filmare possa modificare qualcosa, possa dare fastidio alle persone che filmo, a volte a loro insaputa. Ma a parte qualcuno che mi ha chiesto esplicitamente di non farlo più, non potevo rischiare di perdere un momento del genere. Se un giorno dovessi salvare una sola cosa di tutte quelle che abbiamo fatto insieme, sceglierei proprio questo, quando abbiamo ascoltato Auf Flugeln des Gesanges in giardino. Perchè ero contrariato e invece mi sono rilassato e goduto la musica come non mi accadeva da molto tempo. Sandro non legge questo blog, ma terrò comunque per me questo video, mi sembra un'emozione troppo privata per condividerla. Tornando a casa, mi fermo a Mondovì per godermi il tramonto sulla città vecchia, infuocata. Passo vicino a una casa e il cane mi guarda mogio, poi si accoccola, e a me pare di averlo già visto. (il Lied, nella versione originale, è cantato dal soprano Susanne Langholf; foto: il tramonto che si può godere da quel giardino, un paio di mesi fa)November 2005 December 2005 January 2006 February 2006 March 2006 April 2006 May 2006 June 2006 August 2006 September 2006 October 2006 January 2007 October 2007 December 2007 March 2008 October 2008