Sul treno, la sera al ritorno, due signore di una certa età (due vecchiette) discutono ad alta voce, mi alzo per vedere a che stazione siamo, e le vedo: sono in fondo alla carrozza, ma parlano stando in due scompartimenti diversi, e ad alta voce, e si sente tutto... "faceva freddo, il controllore ha detto che meno di così non si poteva abbassare, e allora mi son presa coraggio e sono venuta di qui"... una delle due è aggressiva come sanno esserlo certe madri di famiglia piemontesi, l'altra, più anziana, è più pacata ma anche un po' sorda, quindi la prima spesso ripete le domande due volte, in modo isterico, incessante... la più anziana parla di un tumore che le è tornato a distanza di sette anni, l'altra scandalizzata "ma non dicevano che dopo cinque anni uno poteva stare tranquillo? ma dove si è fatta operare?" la incalza su quale secondo lei fosse l'ospedale migliore, ma non sa decidersi... poi parlano della nascita dei figli, del marito. Quelle domande a raffica, e il continuo intercalare le risposte con "eeh", "aah", mi danno fastidio, ma sto anche pensando che sono i discorsi che farebbe anche mia madre, e il mio disagio nel constatare quanto diversi sono dai miei pensieri è il disagio, immagino, di tutti i figli, e mi chiedo quale reale comunicazione ci possa essere tra genitori e figli. Ieri sera però questi pensieri si sono subito spenti, perchè stavo pensando alla giornata appena trascorsa. Ero stato a trovare il maestro Sarrasani, e dopo una buona mezzora passata a sistemare i cavi del suo impianto si è messo al pianoforte. Aveva sul leggio il terzo movimento della penultima sonata di Schubert, e subito dopo ha attaccato l'ultimo movimento, il Rondò Allegretto, una delle melodie più semplici e belle che Schubert abbia composto, sottoposta ad infinite variazioni, un lungo viaggio nella bellezza. Era una delle prime cose che mi aveva suonato al pianoforte quando ci eravamo appena conosciuti, un periodo in cui passavo gran parte del tempo da solo, e lui aveva insistito per conoscermi, mentre io ero ancora dell'idea che il mio nick dovesse rimanere un'entità virtuale, e infatti aveva dovuto insistere molto; queste gite a casa sua furono dei veri toccasana, il ricordo di Sarrasani che suonava questo movimento in quel pomeriggio in cui ascoltammo poi l'ultima Sonata nell'interpretazione di "diversi allievi della Scuola Sarrasani" (in realtà gente come Richter, Afanassiev e Sofonitsky) è rimasto per me per molto tempo qualcosa di speciale, e quando ieri il maestro ha attaccato di nuovo quella celestiale melodia non mi sono trattenuto, ho preso la fotocamera dallo zaino e ho iniziato a riprenderlo. La musica di Schubert è, nel suo significato più profondo, Hausmusik, musica da suonare a casa con parenti ed amici, come nelle serate a casa di Schubert, una bellissima tradizione il cui significato si è perso nella nostra cultura consumistica che anzi scoraggia il dilettantismo, proponendo (imponendo) modelli irraggiungibili di perfezione. Ricreare questa tradizione ogni volta a casa di quest'amico, per me, è, oltre alla gioia di sentire nascere questa musica, una grande soddisfazione, come se stessimo recuperando una grande tradizione in cui ancora crediamo. La ricchezza di questo filmato, per me, sta in questo, e questa è la ragione per cui ve lo propongo. Poco dopo ha preso lo spartito di Romeo e Giulietta prima della partenza, dal balletto di Prokofiev: fuori aveva iniziato a piovere, e il buio rendeva questa musica ancora più inquietante. Mentre infuriava una grandinata, ci siamo fatti un caffè con pane, burro e miele, intanto mi raccontava delle sue ultime letture, della concezione dell'anima di Hillman: essere musicista, suonare infine un quartetto di Shostakovich, creare questa bellezza e dividerla con altre persone, sarà un desiderio adolescenziale a lungo coltivato, o piuttosto il mio daimon, questa forza estranea all'io, che si impossessa di noi per farci realizzare uno scopo? Concetto molto cristiano e che mi affascina, è assolutamente necessario approfondire. A mangiare con noi il pane e miele c'era il suo nipotino dal nome illustre di un grande pianista, con cui poi ci siamo spaparanzati sul divano a guardare Snoopy al circo. Ancora un'ora a confrontare cinque finali di Seste mahleriane, poi discesa in pianura alla ricerca di una pizzeria che non sparasse musica a tutto volume. Di solito, quando vado in posti del genere, essere servito da persone che corrono, la tensione per il timore di non fare in tempo a prendere il treno, sono tutte cose che mi rattristano; non così ieri sera, mangiare quella pizza mi ha fatto piacere, e anche se di corsa, mi sono gustato la compagnia. Tornavo a casa dalla stazione a piedi, con calma, nella notte torinese rinfrescata dal temporale, con la sensazione che quel periodo sia lontano, e forse la mia vita sta davvero iniziando a prendere forma. Due ragazzine sul treno mi guardavano, e sorridevano. Il tempo non è passato invano. (foto: il cielo a casa Sarrasani, dopo il temporale)November 2005 December 2005 January 2006 February 2006 March 2006 April 2006 May 2006 June 2006 August 2006 September 2006 October 2006 January 2007 October 2007 December 2007 March 2008 October 2008