Quando il bambino era bambino...

...se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino...

Thursday, December 08, 2005

 
Riflettevo poco fa, al telefono con un'amica che ho incontrato grazie alla rete, che, se all'epoca in cui ci siamo conosciuti mi fossi "proposto" come sto facendo ora su questo blog, non saremmo mai arrivati ad incontrarci di persona. Scrivo sul ng in cui ci siamo trovati da diversi anni, e quasi mai ho parlato di cose personali, della mia vita privata, o delle riflessioni più intime. Ho sempre fatto emergere solo il mio entusiasmo per la musica, il cinema, i libri. Chi mi ha conosciuto in quel modo ha apprezzato solo questo aspetto, e chi legge anche questo blog, ora, stenta a riconoscermi. Era falsa l'immagine che avevo dato di me? Sicuramente parziale, ma questo vale anche per i post pieni di rabbia delle settimane scorse. Semplicemente, in questo momento, in concomitanza con una scadenza come la tesi, cioè la fine del (lungo :) periodo di studi, la fine della mia condizione di studente, ho deciso di scrivere. La mia vivacità culturale (passatemelo) si è potuta esprimere in questo modo, in questi anni, grazie alla grande libertà data dall'università (è uno dei pochi meriti che le attribuisco, quello di avermi allungato, e di parecchio, l'adolescenza). Una volta pensavo che le persone potessero essere utili solo come scambiatori di informazioni (continuo ad aprire parentesi per fare premesse, lo faccio anche dal vivo, dev'essere snervante :); ho poi compreso che le informazioni potevano, oltre che essere accumulate, portare a livelli di integrazione superiore, quelli che fanno nascere le nuove idee. Io, tuttavia, non ho mai sentito il bisogno di creare (anche, ad esempio, nella musica); e anche nella mia "esperienza culturale", sono rimasto un feroce accumulatore dei materiali più disparati, verso cui si dirigeva la mia curiosità. Devo come sono diventato, oltre che alle persone che ho incontrato (ho anche iniziato ad apprezzare, in tempi relativamente recenti, la convivialità, il piacere di passare del tempo assieme), ai film che ho visto, alla musica che ho ascoltato, ai libri che ho letto. Consapevole che questo periodo sta per finire (la ricerca del lavoro, e l'auspicabile ingresso nel mondo del lavoro, mi cambieranno parecchio, se non altro togliendomi questa beata ingenuità), avevo intenzione di fissare quanto più possibile di questo materiale e di questo stato mentale, e per questo ho aperto il blog. Il momento di particolare insofferenza in cui è culminata la stesura della tesi, però, mi ha portato a fare di questo spazio tutt'altro esperimento, e ho iniziato a scrivere senza pormi filtri, ben al di là delle intenzioni originarie. Pensieri che normalmente, se arrivavano alla carta, rimanevano al riparo dalla lettura. So che è improbabile che a qualcuno, leggendo questo blog, venga voglia di incontrarmi. Dicendo che questo non mi interessa, faccio forse rimergere l'intransigenza della mia adolescenza. Eppure è una cosa in parte vera. In parte, perchè mi sarebbe dispiaciuto molto non conoscere, ad esempio, la persona con cui ero al telefono poco fa, o le persone che tra ieri e oggi mi hanno scritto, facendomi gli auguri e facendomi un immenso piacere. Parafrasando Woody Allen (quella delle citazioni, direbbe qualcuno, è una mia fissa), io stesso non mi appassionerei ad un blog come questo, né ne vorrei conoscere l'autore. Non mi va che le persone abbiano bisogno di vedere solo il mio lato positivo, ma non posso fare a meno di prenderne atto, perchè non rinuncerei neanche ad una delle persone che ho conosciuto presentandole i miei lati più "belli" (e questo mi ricorda un'altra battuta di Io e Annie, "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina." "Ma perché non lo rinchiude in manicomio?" "Già! Ma poi dopo, l'ovetto fresco, a me, chi me lo fa?" Insomma, mi pare che sia proprio così, grosso modo, che la penso io, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e... ma... mi sa tanto che li sopportiamo perché, tutti quanti... più o meno ne abbiamo bisogno, dell'ovetto fresco :) .

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